rassegna stampa

FESTIVAL SEMPRE PIÙ MAGRI, MA OGNUNO PER SÉ

di ELISA GRANDO

I festival cinematografici triestini attraversano tempi duri: il taglio del contributo regionale ha troncato il budget di ciascuno di circa il 25 per cento in un solo anno, dal 2009 al 2010. Una diminuzione pesante che impone ridimensionamenti drastici nel numero di film proposti, collaboratori, ospiti, giorni di programmazione: in una parola, dell’offerta culturale globale. Eppure Trieste è una città di cinema, come dimostra il numero delle manifestazioni di settore: sono ben sei (Trieste Film Festival, Science+Fiction – Festival della Fantascienza, Maremetraggio, I Milleocchi, Festival del Cinema Latinoamericano e NodoDoc – Festival del documentario di Trieste), tante per una città di poco più di 200mila abitanti, anche se l’obiettivo di ognuno è rivolgersi al pubblico nazionale e internazionale.
Nonostante l’emergenza, e la necessità di spartirsi contributi sempre più “magri”, i sei festival cittadini hanno comunque intenzione di proseguire ognuno nel suo percorso di ricerca: impossibile pensare di confluire, ad esempio, in un “maxievento” che identifichi fortemente l’offerta cinematografica della città. «Non ne abbiamo mai discusso, ma non è conveniente: la ricchezza che si perderebbe azzerando manifestazioni così originali e differenti non sarebbe pareggiata da un grande festival unico. E non è nemmeno detto che verrebbero garantite pari risorse finanziarie», dice Daniele Terzoli, coordinatore di Science+Fiction e presidente di Cappella Underground, interpretando anche il pensiero dei colleghi. E poi, c’è il problema degli spazi: un maxievento avrebbe bisogno di una struttura pubblica, o almeno convenzionata con le istituzioni, deputata a contenerlo, mentre oggi i festival cittadini sono costretti a noleggiare a loro spese le sale degli esercenti privati.
I TAGLI. La mannaia dei tagli riguarda soprattutto i contributi regionali, la fetta più sostanziosa dei singoli budget festivalieri. Nel 2009 il Trieste Film Festival ha ricevuto dalla Regione Friuli Venezia Giulia 329mila euro, nel 2010 286mila e 700 euro: circa il 15% in meno, ma il calo è sostanzioso anche rispetto al 2008. I 155mila euro ricevuti da Science+Fiction nel 2009 sono invece diventati 116mila nel 2010: considerando anche gli altri contributi di Comune e Provincia, la riduzione complessiva del budget è stata del 30%. «È un taglio che ci riporta indietro alla prima edizione del 2000, quando dalla Regione arrivarono 230 milioni di lire. È un peccato perché l’idea iniziale era di fare un grande contenitore di cultura e spettacolo non necessariamente limitato al cinema», dice Terzoli.
Il Festival del Cinema Latinoamericano è passato dai 100mila euro del 2009 ai 75mila del 2010 (con 40mila euro in meno rispetto al 2008), mentre I Milleocchi ha ricevuto 104mila euro nel 2009, 80mila nel 2010: il taglio complessivo è di poco più del 22%. Un quarto del finanziamento regionale è sparito anche dai conti di Maremetraggio: 110mila euro nel 2009, 85mila nel 2010, «ma c’è stato un incremento fondamentale degli sponsor: saper trovare anche supporto dai privati è una nostra caratteristica», dice Chiara Valenti Omero, direttore del festival. Nelle precedenti edizioni il finanziamento per il NodoDoc era arrivato quasi a 30mila euro, nel 2010 è sceso a 9600 euro.
I “RIMEDI” ALL’EMERGENZA. Per far fronte alle ristrettezze, ogni festival ha studiato la sua formula di rinunce. Nell’edizione alle porte (al via il 20 gennaio al Teatro Miela) il Trieste Film Festival ha dovuto ridurre di un giorno la programmazione, rinunciare alle due sale (il Cinema Ariston sarà utilizzato per soli tre giorni) e soprattutto, dice la presidente di AlpeAdria Cinema Cristina Sain, «quello che dispiace di più è che non ci saranno le pubblicazioni che fino ad ora rimanevano a testimonianza del nostro lavoro di ricerca». Anche I Milleocchi nella passata edizione si è accorciato di un giorno ma, afferma il direttore Sergio Grmek Germani, «abbiamo cercato di non ritoccare l’ampiezza della proposta. Ne hanno risentito i compensi dei collaboratori. Con gli archivi e gli istituti culturali abbiamo trattato singolarmente le condizioni più favorevoli, ma è un discorso che si può fare una tantum». Per il 2010 Maremetraggio ha sopperito con l’aiuto di sponsor privati cercati faticosamente, «ma questo non significa che possiamo fare a meno dei contributi: per il 2011 dai privati ci sono già molte defezioni», specifica la presidente di Maremetraggio Maddalena Mayneri. Science+Fiction ha risposto alla crisi dimezzando le giornate, diventate solo quattro. Il Festival del Cinema Latinoamericano ha contratto i compensi dei collaboratori («molte persone hanno lavorato gratis, per passione», dice il direttore Rodrigo Diaz) e stretto accordi che andassero incontro ad alcune difficoltà, «per esempio l’inaugurazione è stata offerta dal Centro di Fisica Teorica, il Ministero degli Esteri argentino ha offerto un paio di biglietti aerei e così via. È una sorta di cooperazione alla rovescia, con i latinoamericani che aiutano un festival italiano». Il NodoDoc infine ha tagliato ospiti e staff ma ha reagito anche con una campagna a sostegno del festival, con cataloghi-opere d’arte realizzati in copie uniche da artisti come Belinda De Vito e Domenico Redavid.
PROSPETTIVE. Il contributo del 2011 non è ancora stato definito ma, per il futuro prossimo, le previsioni sono fosche per tutti. «Il Trieste Film Festival, pur mantenendo la sua forma, attiverà fin da quest’anno una nuova attenzione alla produzione cinematografica anche con il progetto Eastweek, rivolto agli studenti di cinema più promettenti. È un settore che può diventare “autoportante”, gravando sempre di meno sulle finanze destinate al festival», dice Annamaria Percavassi, direttore artistico della manifestazione. Per Maremetraggio, «la difficoltà è definire il programma perché stiamo lavorando senza nessuna certezza economica. La retrospettiva, il focus su un paese straniero e la sezione opere prime potrebbero essere in bilico, forse terremo come sede unica il Giardino Pubblico», prevede Chiara Omero. Con il cambio di proprietà del Cinecity, acquistato dal gruppo The Space, Science+Ficiton potrebbe affrontare ulteriori complicazioni anche dal punto di vista delle sale. Rodrigo Diaz del Latinoamericano spera che non ci siano ulteriori tagli e che le collaborazioni avviate si mantengano anche l’anno prossimo, mentre il direttore del NodoDoc Fabrizio Arpesella sostiene che la priorità, innanzitutto, «è andare avanti nonostante le difficoltà, grazie anche al supporto di enti esteri come la fondazione Jean Rouch».
NO AL MAXIFESTIVAL. Tutti, comunque, concordano nel sostenere che l’idea di un “maxievento” che riunisca tutte le kermesse triestine non funzionerebbe, se non a costo di azzerare alcune realtà: potrebbe uscirne l’ennesimo evento cinematografico “generico”, in più con risorse molto più limitate di altri (il Torino Film Festival, ad esempio, dispone di 2 milioni e 600mila euro mentre i festival triestini, tutti insieme, non raggiungono i 700mila euro). La molteplicità delle offerte cinematografiche cittadine, sostengono compatti i direttori dei festival, non è uno svantaggio ma una ricchezza, e va preservata. Con i finanziamenti in via di assottigliamento per ognuno, però, il rischio è di scomparire poco a poco dall’orizzonte degli eventi di punta nazionali, di perdere terreno sia con gli addetti ai lavori che col pubblico. Se non si pensa alla fusione, la collaborazione diventa una necessità stringente per sopravvivere: il passo decisivo, anche se in tempi non immediati, sarà trovare una sede comune nella prossima Casa del Cinema che permetterà ai festival di mettere in rete servizi (come gli archivi, l’ufficio stampa, la promozione, l’acquisizione di nuove tecnologie) e, soprattutto, coordinarsi agli occhi della città con un calendario di iniziative sul cinema che diventi, in un certo senso, un grande evento a tappe su scala annuale.

Documentari per tutti i gusti e tante sorprese al NodoDocFest

TRIESTE «“A Carole Roussopoulos, documentarista recentemente scomparsa, avevamo dedicato un'ampia retrospettiva lo scorso anno: stavolta presentiamo ancora 2 opere importanti. La sua lezione di vita come la passione, la scoperta, l'impegno, la curiosità che l'han sempre mossa sono tutti elementi cui noi stessi ci ispiriamo come festival». È questo spirito a segnare il ritorno del NodoDocFest, il festival internazionale del documentario giunto alla quarta edizione che s'inaugurerà il 5 maggio e proseguirà sino al 10 al Cinema Ariston di Trieste: un programma stimolante di conferme ma soprattutto di ricerca di sempre nuove realtà all'interno del documentario. 
«Quasi un pretesto, aprirà il festival “Diario di Bordo” di Ansano Giannarelli, viaggio in immagini che ci accompagnerà verso l'Africa – spiega il direttore artistico Fabrizio Arpesella svelando una serie di anticipazioni - come pure verso l'altro evento speciale della serata d'inaugurazione, l'anteprima italiana di “Afriques. Comment ça va avec la doleur?” di Raymond Depardona». 
“Panorama” presenterà 7 documentari in competizione, tra cui “Piombo Fuso” di Stefano Savona che ha vinto a Locarno e i nuovi lavori di Andrea D'Ambrosio (autore del profetico “Biutiful Cauntri”) e Felice D'Agostino; “ArchInDoc”, la sezione dedicata all'architettura sarà incentrata sul co-housing, il vivere comune e la condivisione degli spazi, ci sarà una sezione nuova di zecca, “Visioni d'Oriente”, per non parlare della parte dedicata alla musica, tra le colonne portanti della programmazione. 
Evento speciale fuori concorso, sarà presentato, giovedì 6, il premiatissimo “BurmaVJ Reporting from a closed country” di Anders Østergaard sul potere dell'immagine: grandi e prestigiosi i consensi per il giornalista danese, che ha filmato una rete di giovani che con i loro reportage «han raccontato la sfida quotidiana contro la durezza della dittatura nella loro terra, la Birmania. Facendo conoscere al mondo intero la rivolta dei monaci buddisti e diventando loro stessi bersaglio di attentati. Per averlo ci siamo inseriti – spiega il direttore artistico - in un circuito distributivo che vede il film presente in sole 15 sale, 15 realtà italiane coraggiose che hanno sposato la causa di Østergaard per dare visibilità a un pezzo di storia nudo e crudo». 
Sempre più acrobatici i salti mortali fatti dagli organizzatori a causa dei drammatici problemi di budget, cui stan facendo fronte con una campagna di finanziamento singolare:
300 cataloghi tutti diversi, realizzati artigianalmente, rilegati a mano e con incursioni artistiche di Belinda De Vito e Domenico Re David. «Ognuno è un pezzo unico che pre-vendiamo per avere le garanzie di coprire i costi».
Diverse le tipologie di accredito e catalogo, 15-25-50 euro. Un passaparola che sta crescendo in adesioni e che, confidano gli organizzatori, possa coinvolgere una catena di partecipazione e sostegno al festival sempre più ampia.
Federica Gregori

Quarantanove artisti liberano la fantasia partendo da un teschio nero

Deng Zhima, Rui Coelho, Max Jurcev, Nina Masina, Aljosa Puric, Christian Fermo, Samantha Fermo, Sergio Pancaldi, Carlo Andreasi, Luca Petaccia, Barbara Romani, Elena Greco, Barbara Loden, Michele Paghi, Christiana Viola, Paola Castellan, Francesca Tja, Nadia Sirca, Giorgio Mastrolia, Nanni Spano, Tommaso Lizzul, Maria Grazia Todaro, Roberto Micheli, Nina&Maya Rules, Alice Rubino, Francesco Lukaric, Matilde Zacchigna, Lilia de Mattia, Patrizia Miliani, Miriam Chermaz, Stefano Stiglich, Sebastian degli Inncenti, Fabio del Coco, Igor Germani, Elia Gabriel, Isa Bullo, Maurizio Martinelli, Federica Marchesich, Davide del Degan, Fabio Bressan, Diego Iaconfcic, Claudio Farina, Sandro Benedetti, Massimo Premuda, Paolo Ferluga, Leila Cavalli, Davide Garbuggio, Roney George Gustavo Moreno e Cesare Grazioli: ecco i nomi dei partecipanti alla collettiva ”Vanitas Fair. Ipotesi per nature morte di giornata”. Organizzata dall'Artelier Mècano in occasione del terzo compleanno di ”Spazio Artelier fermata trenovia” , la collettiva ha visto la partecipazione di 49 creativi che si sono cimentati sul tema della morte nera. Dopo ”L'arma Bianca” del 2008, per il 2009 ”i 49” hanno dato libero sfogo creativo a partire da un teschio nero: una volta reperito il kit messo a disposizione dagli organizzatori, hanno preso a decorarlo, customizzarlo, decontestualizzarlo, tatuarlo, pinstripparlo, multimedializzarlo, camuffarlo, e chi più ne ha più ne metta. Insomma, hanno avuto carta bianca, e i risultati non si sono fatti attendere: ”dolce fine”, ”anime all'asta”, ”as time goes by sweety”... solo qualche nome per raccontare cranii riempiti di caramelle, trasformati in scarpe e automobili, in lampade, spazzoloni per wc o attaccati alla tv, collegati alle cuffiette, messi in gabbia o dentro ad una foto. Il tutto infarcito dal dj set de La Jazera, luci, lucette pre natalizie, e una postazione espositiva accompagnata dal saliscendi del tram alla fermata di Scorcola. Gli ideatori di questa simpatica iniziativa, giunta alla terza edizione, sono Belinda De Vito e Domenico Redavid, compagni nella vita, e nell'avventura di Artelier Mécano. Un vero e proprio nome di battaglia, che riassume in due parole l'essenza del loro lavoro: ”atelier”, per definizione spazio di lavoro dell'artista, è trasformato in un gioco di parole con la ”erre” rovesciata che naviga controcorrente come loro, e ”mécano”, rivista dei dadaisti, ma che significa anche meccano, il gioco di costruzioni e, sempre in lingua francese, sta ad indicare il meccanico che come loro smonta, monta, ripara e riaggiusta... La mostra sarà riproposta venerdì 27 alla galleria Metrokubo di via Capitelli, 6563 B in collaborazione con DD Magazine.

Con Depardon a NodoDoc sulle tracce di Basaglia
TRIESTE Toccherà al cineasta lituano Audrius Stonys l’onore di aprire l’ultimo giorno di proiezioni del NodoDocFest: la giornata inizierà infatti con Stonys protagonista dell’ormai consueto appuntamento mattutino al Knulp: insignito ieri sera del premio del festival, opera unica realizzata firmata Artelier, dopo la proiezione del suo ultimo lavoro «Uku Ukai», il talentuoso cineasta sarà stamattina insieme ai curatori della sezione a lui dedicata, Manuela Buono e Giordano De Luca, per immergersi nella dimensione più tecnica del suo cinema.Anche quello di ieri, con ospiti Andrea D’Ambrosio, la coppia D’Agostino-Lavorato e Gianluca e Massimiliano De Serio, oggi a presentare in concorso «L'esame di Xhodi» (alle 18.30) ha offerto un momento di confronto per capire che significhi fare documentario in Italia oggi, un paese che in questo genere cinematografico investe poco o nulla. Gli autori, tutti intorno a trent’anni, hanno raccontato vari episodi sulla scarsa conoscenza del genere documentario da parte delle istituzioni, che invece all'estero supportano e finanziano con interventi mirati il cinema del reale. L'incontro è stato anche occasione per presentare l'edizione DVD di «Biùtiful Cauntri», il docu-film di D’Ambrosio, Esmeralda Calabria e Peppe Ruggero che non ha mancato di attrarre un folto pubblico alla proiezione di venerdì. Una platea incuriosita che ha interrogato l’autore con tre quarti d'ora di domande e, pure, di attestati di stima. La sezione Panorama vedrà in concorso oggi alle 17 anche «Parole sante» di Ascanio Celestini, fotografia dei lavoratori precari di un mega call center romano che tentano di organizzarsi e denunciare gli abusi di un lavoro alienante.Come fortemente voluto dagli organizzatori del NodoDocFest, la chiusura di stasera creerà un ipotetico ponte tra la fine del Festival e l’omaggio al trentennale della Legge Basaglia. Dopo «Les années-déclic» e «Contacts», alle 21.20 verrà proposto «San Clemente», unico film girato in Italia dal regista francese Raymond Depardon ispirato dall’incontro con Franco Basaglia. Macchina a spalla, suono in presa diretta in un ospedale psichiatrico per indagare il confine tra ragione e follia.

sopra: uno dei tre premi da noi realizzati nelle mani di Franco Piavoli

Coffee Colours - ottobre 2007


La nostra prima copertina: la caffettiera elettrica (1 Watt di consumo) modello 'trapani' apparsa su COFFE COLOURS, rivista dedicata al mondo del caffè...artwork by KATHRIN VILLWOCK

Film Tv - n°42 - ottobre 2005
Film TV - n°46 - novembre 2005




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